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RESTAURO MOTO D'EPOCA - TRASFORMAZIONI - RIPARAZIONI VETRORESINA E SELLE
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Le McDeeb in Fedrotriple



CIMATTI 125 Sport 4T





Il restauro di questa graziosa motocicletta, giunta ai giorni nostri priva di alcuni particolari, è stato reso più difficile dal fatto che l’azienda di Pioppe di Salvaro (BO) ha chiuso i battenti nell’ormai lontano 1984 dopo aver traslocato diverse volte, depauperando la sua “memoria storica” e il magazzino ricambi.




Diversamente dai cinquantini, tra i quali tutti certamente ricorderanno il Kaiman Cross, i modelli a quattro tempi da 125 e 175, nonostante la cura con cui venivano assemblati non hanno mai conosciuto una grande notorietà, per cui non esistono club o registri storici che si occupino di loro.

Proponendo motociclette che non spiccavano per prestazioni o caratteristiche tecniche fuori dal comune, la Cimatti per distinguersi tra i numerosi produttori dell’epoca puntava piuttosto sull’accuratezza delle finiture, la qualità dei materiali e gli azzeccati accostamenti cromatici.




Se alcune componenti come ammortizzatori, forcella, tendicatena e manubrio sono comuni ad altre moto bolognesi dello stesso periodo, altri particolari specifici di questo modello risultano invece di difficile reperimento.

E lo stesso si può dire in parte del motore prodotto dalla FBM, che diventerà in seguito Motori Minarelli, sicuramente più nota e seguita dai ricambisti per i suoi propulsori a due tempi di piccola cilindrata.




La ricerca della documentazione e dei pezzi necessari per effettuare un restauro originale, ha quindi preso quasi un anno di tempo, con i due figli del proprietario che hanno collaborato volentieri alle ricerche insieme ai ragazzi della Classic Farm.

La pubblicità apparsa su una rivista degli anni ’50, informazioni e pezzi fortunosamente scovati presso un vecchio concessionario, oltre alla presenza in diversi punti della vernice originale, alla fine hanno consentito di riprodurre la complessa grafica della carrozzeria.


Contando anche i filetti da riprodurre a mano, questa era infatti caratterizzata da quattro diverse tonalità: oro, argento e verde metallizzati, separati da un rigo rosso.


Realizzare le mascherature per serbatoio, parafango anteriore e cofanetti laterali, ha richiesto un lavoro lungo e paziente, ma confrontando il risultato finale con le foto scattate prima del restauro, si può vedere come questo sia stato condotto nel rispetto dell’assoluta originalità.

A questo proposito sono quindi stati mantenuti alcuni tipici accessori dell’epoca, come le manopole a botticella e il paraspruzzi in tinta applicato al parafango posteriore, che erano presenti sulla moto al momento del ritrovamento.




Tra i componenti sostituiti con altri identici, pazientemente replicati nell’officina bresciana o reperiti presso ricambisti specializzati, i gruppi ottici, il collettore dello scarico, le fasce del pistone, tutte le guarnizioni del motore, i raggi e gli adesivi da applicare sotto trasparente.





Anche il silenziatore singolo, che sulla 175 veniva invece proposto nella versione sdoppiata, è stato ricostruito sulla base della documentazione fotografica, e lo stesso è avvenuto per il rivestimento della sella, di cui era rimasta una porzione sufficiente ad individuare il tipo di similpelle e le borchie da usare.




Tutte le altre componenti sono state accuratamente ripulite e rigenerate prima di essere, a seconda dei casi, cromate, brunite o verniciate.
Diversi particolari, di tipo e misure ormai fuori commercio, hanno comportato un lavoro minuzioso per riportarli all’aspetto e alle tolleranze di montaggio alterati dal tempo e dai numerosi smontaggi.

Un tipico esempio di questa cura è visibile sulle teste dei bulloni, che non riportano le sigle dei tipi in commercio. Lo stesso è avvenuto per le leve al manubrio, riprodotte fedelmente partendo da un modello simile, accorciato, sagomato e modificato nel punto di fulcro.


Una particolare attenzione, oltre che nelle finiture esterne, è stata riposta nel ripristinare l’efficienza del motore, della parte ciclistica, dei freni e dell’impianto elettrico. Quest’ultimo aspetto costituisce in genere una nota dolente per molte moto italiane di questo periodo, e viene spesso trascurato anche in sede di restauro.
Nel nostro caso invece, pur nel rispetto dell’originalità, si è cercato di ottimizzare l’efficacia del dispositivo di ricarica della batteria e di garantire una visibilità meno aleatoria nella marcia in condizioni di scarsa illuminazione.
Questo perchè il proprietario aveva manifestato l’intenzione di usare la moto quotidianamente, alla stregua di un veicolo moderno, cosa che difatti fa tutt'ora con soddisfazione, con questa e altre moto restaurate nell’officina di Bienno.




Oltretutto, dopo la revisione cui è stato sottoposto il motore, le prestazioni sono si ridotte rispetto ad una grintosa due tempi moderna, ma non sfigurano al confronto con le quattro tempi attuali limitate a 11KW.

Grazie al peso contenuto, all’ottima frenata ed alla maneggevolezza, la Cimatti Sport risulta quindi una simpatica ed efficiente alternativa rispetto alle moto moderne, rispetto alle quali vanta inoltre che dei consumi davvero irrisori.




Per finire una nota curiosa, quando la moto è stata inserita nel sito www.classicfarmmotorcyles.com si è fatto vivo un signore dagli Stati Uniti, che da anni cercava inutilmente pezzi e consigli per restaurare una moto identica.

Il limitato valore collezionistico di questa Cimatti ha sconsigliato un oneroso trasporto della moto completa, per cui si è trovata una soluzione alternativa, provvedendo al reperimento e al restauro delle parti necessarie, che sono poi state spedite a destinazione.


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Ultimo Aggiornamento: 23/02/2010
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