|
GUZZI 1165cc "Dr John"
Replica
Una
moto resa inservibile dall'incuria dell'ex proprietario, un richiamo
irresistibile verso il fascino dei bicilindrici italiani e un'ammirazione
viscerale per il Dr. John: sono stati questi i tre vettori che hanno
portato Fabrizio dritto alla realizzazione di questa special.
Base di partenza è stato un Le
Mans IV acquistato con il motore distrutto per mancanza di olio.
E' questa la forma fisica tangibile di tutta la storia: una moto acquistata
al prezzo di un maxi scooter a fine carriera.
E' stata la passione di Fabrizio per i bicilindrici italiani a spingerlo
a scegliere una Guzzi che lui stesso definisce tra le meno riuscite,
e sarà l'ammirazione per quello che il Doctor
John ha saputo ricavarne anni fa a spingerlo verso un obiettivo
ben preciso, fatto di modifiche che il nostro aveva in mente da anni.

Adesso la moto ha tutta un'altra fisionomia, differenti caratteristiche
dinamiche ed emana ben altro fascino.
Il motore ha una cilindrata di 1165
cc. e le teste con doppia accensione;
può inoltre vantare valvole in Nymonic
(51 mm aspirazione e 41 mm scarico), pistoni
forgiati con mantello ribassato a due segmenti, dei quali uno raschiaolio.
Le aste che comandano la distribuzione
sono in Ergal 7075T6 tornite, con punterie
in titanio.
Se il motore parlasse, dopo aver visto l'inferno, ora giurerebbe di
essere in paradiso: le molle delle valvole
sono doppie e derivano nientemeno che dalla Porsche
911RS, i bilanceri si muovono su
cuscinetti volventi ad aghi, oltre che disassati sono alleggeriti, bilanciati
e lucidati.
Lucidatura a specchio "manuale e maniacale"
- precisa Fabrizio - anche per l'albero,
i contrappesi, le bielle,
che sono quelle di serie alleggerite, così come alleggeriti e
riequilibrati sono il volano, la campana della frizione e qualsiasi
altro componente in moto alterno nel motore.

Il rapporto di compressione è
11,4:1, tanto che, persino la potente batteria
Hesa, se non si è decisi nell'avviamento, stenta a vincere la
resistenza del grosso “pompone”. La pompa
dell'olio è quella di un Daytona,
la coppa è maggiorata (Scola) mentre
il radiatore arriva da una Ducati
888.
L'accensione con bobine a doppia uscita
e doppi condensatori è di derivazione Lancia.
I carburatori sono due
Dell'Orto 40 mm. modificati. Getto minimo 65, polverizzatore
K5, massimo da 198 a 215 a secondo dello scarico.
La distribuzione si avvale di una terna
di ingranaggi in ergal a denti dritti di Scola e il cambio
è il famoso “DD” a rapporti
ravvicinati, con la prima marcia in grado
di spingere la moto a oltre 130 km/h. In
seconda si vedono i 170,
e su strada bisogna prestare attenzione, perché la moto ci arriva
con grande disinvoltura, sfiorando addirittura i 210
in terza. Nonostante quarta e quinta
risultino meno “distese”, a Monza, con il rapporto finale
intermedio 8/33, alla staccata della “Parabolica” si raggiungono
i 250 indicati ad appena 7000
giri..
Da notare che per motivi di prudenza il risultato è stato conseguito
ben 2000 giri al disotto del limite di potenza massima, visto che il
motore a quel tempo aveva percorso meno di ottanta chilometri.
Il potenziale velocistico con un rapporto
finale adeguato si attesta quindi tra i 270 e
i 280km/h effettivi, più che plausibili considerati i
90 cavalli rilevati alla ruota a soli 7000 giri, che col motore “slegato”
dovrebbero salire a 102-105 a 9000, regime che del resto il motore ha
già dimostrato di raggiungere nelle marce basse, quando il suo
proprietario non ha resistito alla tentazione di compiere dei brevi
“allunghi”.
Per rendere gestibili simili prestazioni, al roccioso telaio
del Le Mans è stata abbinata una
forcella Marzocchi M1R con steli da 43
mm, prelevata da una Ducati 851. Il cannotto
ruota su cuscinetti eccentrici (Ghezzi & Brian) che ne riducono
di 1° l'inclinazione.

Al posteriore l'elemento che più di tutti condiziona il comportamento
dinamico della moto: il forcellone tipo
“lungo” a parallelogramma di Magni,
acquistato usato.
La moto risulta caricata in avanti e impossibile da impennare: più
si apre il gas e più si carica sull'avantreno, con in più
l'effetto di non avere né la tendenza ad accucciarsi, né
quella ad alleggerirsi per effetto della coppia conica.
I cerchi sono Marvic
Penta in magnesio, con canali da 3,5" all'anteriore e da
5,5" dietro.
I freni sono Brembo
Serie Oro, con il posteriore che volutamente ha un effetto blando:
soluzione di sicurezza per Fabrizio, che per lavoro è costretto
ad alternarsi alla guida di moto con il cambio sia a destra che a sinistra.
Dietro lavora una coppia di classici ammortizzatori
Koni, dei quali è comunque prevista a breve la sostituzione.

L'impianto di scarico ha subìto
diverse evoluzioni a seconda dell’impiego: quando noi di Bicilindrica
abbiamo visto la moto era in configurazione stradale, e ai collettori
artigianali in acciaio inox era abbinato il tipico finale scatolato
della Supertwin di Ghezzi & Brian.
Dopo pochi giorni al loro posto sono state montate le repliche dei terminali
Stucchi Competizione tipo Bol d'Or.
Proprio in questi giorni, Fabrizio ha iniziato a lavorare su un 'due
in uno' simile a quello utilizzato sui motori due valvole
da Wittner: il bello è che i primi due scarichi sono intercambiabili
sui collettori, mentre anche per montare il terzo occorrono pochi minuti.
Da notare come di tutti questi scarichi la Classic
Farm Motorcycles (tel. 338/83.66.255) stia già allestendo
delle repliche in versione “stradale” e “corsa”
per soddisfare le numerose richieste degli appassionati.
Un'altra modifica di spessore riguarda l’accurato
studio dei supporti motore per evitarne il disallineamento: adesso
il propulsore e la ruota
posteriore, grazie alle modifiche apportate al mozzo,
al forcellone e al cardano,
sono sullo stesso asse longitudinale del cannotto di sterzo!

A rendere visibile il tributo al Dr. John
sono soprattutto la carrozzeria e le grafiche.
Il serbatoio era quello di un Daytona
incidentato: dopo averlo pazientemente raddrizzato, vi è stato
saldato un bocchettone tornito dal pieno
e filettato per accogliere il tappo Enot's Monza
ordinato appositamente in Inghilterra.
La carenatura scomponibile in vetroresina
deriva da quella di un Ducati 750 F1 :
ricalca fedelmente quella dell'unico Daytona stradale esistente, conservato
al Museo Guzzi 1.

Il codone prelevato dal catalogo di uno
specialista tedesco (weiss.de), è stato modificato per riprodurre
quello della Dr. John pur consentendo di montare targa e fanale.
Si, perché oltre che in pista, la moto viene utilizzata anche
su strada, dove più di motociclista ha subìto una cocente
delusione, vedendosi “sfilare” da un Guzzi che filava venti
chilometri più veloce della sua prluricilindrica giapponese.
La filosofia di Fabrizio è quella
di sviluppare propulsore, freni e sospensioni con una modifica per volta,
così da poter individuare e correggere facilmente eventuali problemi.
La moto quindi è in
costante evoluzione: si è persino valutato se smontare
ciclistica e meccanica e rimontarle su un telaio del 1100 Sport o del
Daytona.
Più probabilmente si opterà per una trasformazione del
telaio attuale in monommortizzatore, per non perdere i vantaggi del
“Parallelogrammo” e della superiore rigidezza del telaio
Tonti.
Seguire in tutto e per tutto le tracce del Doctor John significherebbe
anche sostituire i carburatori con due Mikuni, ma almeno in questo caso
non se ne farà niente, per non “imbastardire” una
moto che monta solo componenti italiane.
Del resto, se non in termini di regolarità ai bassi regimi, con
le ultime modifiche in termini di potenza massima, i DellOrto
da 40 mm rialesati si sono dimostrati pienamente all’altezza.

Per guadagnare ancora qualcosina su un motore che già supera
i 100 cavalli alla ruota, si sta sperimentando un'accensione
elettronica con due diverse mappature selezionabili da un comando
al manubrio... e alla fine ti saluto quattro cilindri!
Il vulcanico meccanico bresciano, oltre a lavorare sulla sua “belva”
nei ritagli di tempo, in questi giorni è occupato sul Daytona
4V di un cliente da trasformare in una copia , stavolta fedele al cento
per cento, della Dr. John.
Se volete anche qualcosa di più “umano”, o avete
bisogno di una messa a punto particolare, passate a trovarlo: potrete
vedere, e sentire, delle Guzzi mai viste.
|