C’è chi restaura una vecchia moto per
realizzare un sogno giovanile ma anche chi, più prosaicamente,
vuole solo fare un investimento.
Nel caso di questa Moto Guzzi dal colore insolito, lo scopo invece era
più nobile, ovvero far contento un arzillo ultrasettantenne.
Varcando il portone della Classic Farm di Bienno, Francesco ha esordito
spiegando ai ragazzi dell’officina bresciana di non essere un
appassionato di moto d’epoca.
Per ribadire il concetto, ha aggiunto
di non guidarne una da almeno vent’anni.
A questo punto i nostri amici gli hanno chiesto cosa diavolo ci facesse
lì, e la sua risposta è stata commovente: aveva deciso
di far restaurare a proprie spese il
Lodola 235
Gran Turismo dello zio, al quale è affezionato fin da
ragazzino.
Quello che voleva era un lavoro impeccabile,
senza limiti di spesa che non fossero quelli della ragionevolezza, finalizzato
a riportare la moto esattamente nelle condizioni in cui aveva lasciato
lo stabilimento di Mandello.

Crescendo, il ragazzino è diventato un affermato imprenditore
e la sua intenzione era regalare allo zio, primo ed unico proprietario
della moto, la stessa emozione provata tanti anni prima nel ritirarla
quando era nuova di fabbrica.
Che si trattasse
di un cliente insolito a questo punto s’era già capito,
ma come se non bastasse anche la moto era fuori dal comune.
Quando è
arrivata in officina, invece che nel classico colore rosso il Lodola
si presentava in uno sbiadito colore blu che però, anche per
via delle grafiche, sembrava proprio originale.
Una rapida indagine confermava che la moto faceva parte di un lotto
di Lodola consegnato all’ Anas e, che come talvolta capitava per
le rimanenze commissionate dagli enti pubblici, era stata venduta dalla
concessionaria Mandolini di Brescia, circostanza ribadita da quel che
rimaneva di una targhetta rivettata al parafango anteriore.
Per via del chilometraggio contenuto,
la moto si presentava in discrete condizioni di originalità,
ma non era marciante a causa della lunga permanenza in una cantina,
abitata da topi che avevano rosicchiato la sella e l’impianto
elettrico.
Tra le altre parti irrecuperabili, il contachilometri, il
devio-luci, la parabola del faro, il silenziatore e i raggi delle ruote
completamente divorati dalla ruggine.

Durante
gli anni, manubrio e leve erano stati sostituiti con un modello più
adatto alla marcia sulle strade sterrate, mentre i parafanghi, come
spesso accade per le moto d’epoca, presentavano crepe e ammaccature.
Dopo la sabbiatura, si è quindi deciso di saldarli e di irrobustirli
dall’interno, proprio come si faceva ai tempi per evitare che
il problema si ripetesse durante l’uso.
Una volta verificate le
specifiche dei Lodola forniti all’ANAS, prima di iniziare il restauro
Fabrizio e Marcello hanno provveduto a reperire tutti i ricambi necessari,
dopodiché hanno smontato la moto fino all’ultima vite.
Il motore è stato completamente revisionato, riportando ogni
quota e tolleranza di accoppiamento ai valori indicati dal costruttore
per un propulsore nuovo, non lesinando quindi né sul numero né,
tantomeno, sulla qualità delle parti sostituite.
Escluso il cambio,
l’albero motore e alcuni organi della distribuzione, per i quali
ci si è limitati a un accurato controllo dimensionale, si può
quindi affermare che nel Lodola oggi batta un “cuore” nuovo
assemblato con parti rigorosamente “Made in Mandello, reperite
con una paziente ricerca presso ricambisti e vecchi concessionari.
Oltre
a sostituire tutti i cuscinetti, pistone, fasce, spinotto e ogni tipo
di guarnizione, un’attenzione particolare è stata posta
nel rimontaggio del motore, in modo da evitare perdite d’olio
o rumorosità del propulsore, che da nuovo spiccava su quelli
della concorrenza proprio per la sua silenziosità e per il fatto
di risultare praticamente “ermetico”.
L’impianto elettrico è stato ricostruito ex novo, ma badando
che risultasse identico all’originale per schema e materiali impiegati.
Siccome anche il dettaglio più insignificante doveva essere fedele,
è stata persino riprodotta la guarnizione metallica posta sul
contorno del faro posteriore.

La stessa cura maniacale è stata posta nel revisionare i freni e
la parte ciclistica, sia dal punto di vista funzionale che delle finiture,
anche queste oggetto di un’ accurata ricerca storica.
Basti dire che diverse Lodola Gran Turismo hanno ottenuto l’omologazione
Asi con i raggi zincati o comunque di colore grigio, mentre invece
dovrebbero averli neri, come appare chiaramente nelle foto dell’epoca
e come difatti è stato fatto su questo esemplare.
Il tutto, naturalmente,
dopo aver verificato che anche le moto fornite all’Anas presentassero
questa dotazione.

Solo per la sella, Patty si è concessa una piccola licenza, omettendo
di montare la scomoda cinghia per il passeggero, della quale sono comunque
presenti gli anelli di fissaggio.
Per conformazione
e rivestimento si è invece attenuta all’originale, inclusa
la targhetta serigrafata e il sistema di chiusura posteriore a vite.

Sotto
la sella, poi, non manca neppure la pompa per gonfiare i pneumatici,
che veniva fornita a corredo della moto.
A proposito delle coperture,
si è deciso di montarne di nuove ma col battistrada rigato all’anteriore
e scolpito al posteriore, evitando disegni più moderni che, oltre
che stonati, sarebbero stati inutili considerando l’ uso “giudizioso”
cui verrà sottoposto il Lodola negli anni a venire.

Anche
per mozzi e altri dettagli in alluminio, si è evitato quello
che gli inglesi definiscono “over-restoring”, cui purtroppo
indulgono anche certi restauratori nostrani.
Resistendo alla tentazione
di fare una moto più luccicante di quanto non fosse in origine,
quel che andava verniciato in color argento è stato pertanto
riverniciato, quel che andava lucidato è stato lucidato e lo
stesso vale per i trattamenti galvanici, effettuati solamente là
dove erano previsti dal costruttore.
In quest’ ottica, per la
carrozzeria e gli accessori sono stati impiegati ricambi replicati solo
quando il componente trovato sulla moto era corroso in modo irrecuperabile
e non era reperibile come fondo di magazzino.
Quando possibile, si è
quindi preferito ricorrere al riporto di materiale mediante saldatura
e alla successiva, paziente, levigatura, seguita a secondo dei casi
dalla cromatura o dalla verniciatura, che hanno ridato al componente
logorato dal tempo l’aspetto e lo splendore iniziali.

Un componente che da solo ha richiesto diversi giorni di lavoro sono
stati i coperchi laterali del motore, che come sovente accade in questo
modello presentavano fori e vistose crepe in seguito a cadute.
Una saldatura a TIG e la successiva
lavorazione hanno cancellato anche questi danni.
Anche il generoso circuito di lubrificazione, dotato di serbatoio separato,
ha ricevuto la dovuta attenzione.
Oltre alla revisione della pompa dell’olio, pure i
condotti di mandata e ritorno dell’olio sono stati rinnovati,
utilizzando a secondo dei casi tubi in gomma o rame cromato e raccordi
conformi all’originale per foggia e dimensioni, anche se una volta
installati questi risultano praticamente invisibili.

Per
il rivestimento delle pedane del pilota, tra i vari fornitori disponibili
sono state selezionate le repliche più fedeli, mentre per quelle
del passeggero fortunatamente è stato sufficiente trattarle con
un prodotto che rinnova la gomma, perché sul mercato ne esistono
di simili ma non perfettamente identiche all’originale.
Una volta verificato
il corretto funzionamento di ogni singola parte, si è provveduto
a un pre-montaggio della moto, con la carrozzeria e il telaio coperti
solo dal fondo antiruggine, dopodiché tutti i pezzi sono partiti
per la verniciatura.
A questo proposito va citato un dettaglio curioso,
che ha contribuito a confermare che la tonalità individuata per
ripristinare il colore originale, ormai scolorito dal tempo, era quella
corretta.

Non essendo soddisfacente la somiglianza dei contachilometri replicati,
e visto che l’originale era seriamente danneggiato, è stata
fatta una ricerca su Ebay.
Fortuna ha voluto che un
tachimetro Veglia
seminuovo e del modello corretto fosse messo in vendita da un appassionato
pugliese.
Dopo essersi aggiudicati l’asta, inaspettatamente
il pezzo è arrivato completo del caratteristico cruscotto del
Lodola fuso in alluminio che, altra fortunata combinazione, si presentava
di un bel colore blu, esattamente identico a quello della nostra moto.
Più
arduo invece è risultato reperire il manubrio tipo “condorino”
e le relative leve, essendo meno diffuso rispetto a quello alto, ma
alla fine anche questo ostacolo è stato superato, per cui si
è potuto provvedere all’assemblaggio finale e al collaudo
su strada.
Dopo un sonno durato oltre trent’anni, alla seconda pedalata il
fedele 235 ha ripreso il tipico pulsare sommesso e da allora non ha
perso un colpo.
Possiamo assicurarvi che a Francesco, ma anche a tutti
quelli che hanno lavorato alla “sua” Lodola, in quel momento
brillavano gli occhi.
Dopo aver percorso alcuni chilometri con la vecchia Guzzi, il nostro
amico ha subìto una inattesa trasformazione: non solo ha ripreso
ad andare in moto, ma si è talmente appassionato a quelle d’epoca
che è in procinto di acquistarne una, che dopo il restauro è
intenzionato ad usare personalmente.
La
soddisfazione più grande però gliel’ha data lo zio.
Quando si è trovato il cortile la moto restaurata di tutto punto,
appena si è ripreso dall’emozione e prima di partire per
un giro atteso per più di trent’anni, ha esclamato: “Accidenti,
ma è nuova davvero!”