Su molte moto d’epoca esistono luoghi comuni
più o meno fondati.
Ad esempio, ci sono modelli che pur avendo
manifestato gravi difetti al momento della commercializzazione, godono
attualmente di un eccessivo favore, e vengono ricercati dai collezionisti
quasi fossero dei capolavori di meccanica o di stile.
Viceversa, ci
sono moto oggi criticate con eccessiva facilità, nonostante all’epoca
si comportassero più che dignitosamente.

Le motociclette militari russe a valvole laterali, prodotte dall’inizio
anni quaranta fino agli anni settanta, appartengono sicuramente a quest’ultima
categoria. Questa convinzione, più che a una intrinseca debolezza
meccanica, quantomeno improbabile in veicoli concepiti per un impiego
gravoso, deriva piuttosto da fattori “esterni” al motoveicolo
stesso.
Non bisogna infatti dimenticare che il lay-out di queste moto, ascrivibile
alla
BMW R71 del 1938, arrivava in modo
più o meno diretto dalla Germania, e sia l’assemblaggio
che il controllo qualità erano costantemente verificati dai militari
sovietici.
La stirpe inizia con la
M-72 la cui produzione,
iniziata nel 1940 presso lo stabilimento MMZ (Moscow Mototsikletnyi
Zavod) di Mosca, per evitare il rischio di bombardamenti era stata suddivisa
l’anno successivo ai bombardamenti tra le fabbriche di Irbit (IMZ)
e Kijew (KMZ). In entrambi questi insediamenti produttivi, è
noto come le autorità non andassero troppo per il sottile con
chi sgarrava rispetto ai capitolati tecnici.
Anche se per alcune componenti,
la qualità e la precisione delle lavorazioni potevano non essere
elevatissime - in quel periodo del resto l‘approvvigionamento
di alcune materie prime era difficile anche in Occidente - il generoso
dimensionamento e la meccanica poco spinta compensavano sicuramente
le eventuali carenze.